ROMA - Il giorno prima di morire, nella serata di mercoledì 21 ottobre, Stefano Cucchi scrisse una lettera alla comunità terapeutica, che non è mai arrivata e che risulta tra gli oggetti personali redatti nel verbale del Dap del Pertini, ma non in quelli di un altro verbale del carcere di Regina Coeli. La stessa esistenza della lettera è testimoniata da una sopraintendente del Dap del Pertini. Lo ha riferito in una conferenza stampa al Senato, Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il detenuto morto all'ospedale Pertini il 22 ottobre del 2009. «Dopo la morte di Stefano - ha spiegato Ilaria Cucchi - tutti i suoi oggetti personali furono riposti in una scatola trasportata al carcere di Regina Coeli. Quando qualche giorno fa è avvenuto il ritiro da parte di noi familiari ci siamo accorti di una anomalia: riguardo ai due verbali redatti sul contenuto della scatola, c'è una differenza. Nel primo è citata la presenza di una lettera e nel secondo no». Per Ilaria Cucchi «l'esistenza della lettera trova riscontro in una dichiarazione di una vice-sopraintendente del Dap del Pertini, che consegnò a mio fratello una busta, un foglio e un francobollo per scrivere alla comunità terapeutica Ceis, dove non risulta essere arrivata la lettera». «Abbiamo avuto notevoli difficoltà per ritirare la scatola - ha sottolineato Ilaria Cucchi - e a noi risulta solo il verbale degli oggetti ritirati a Regina Coeli, mentre al verbale del Dap del Pertini, dove risulta la lettera, non abbiamo avuto l'accesso. Ma sappiamo da fonti autorevoli dell'esatto contenuto dello stesso verbale».
MANCONI: «MANOMISSIONI» - Quella della vice sovrintendente del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha spiegato Manconi, «è una testimonianza già formalizzata e trascritta e rappresenta l’ennesima conferma che Stefano Cucchi tentava di comunicare con l’esterno. Esistono due verbali - ha ricordato - nei quali un medico scrive che fin all’ingresso al Pertini Stefano aveva dichiarato di voler parlare con un legale e che avrebbe rifiutato il cibo finché questo non gli fosse stato consentito». Per quanto riguarda la differenza tra i due verbali, invece, Manconi ha parlato di una «fonte attendibile» di cui però non ha voluto rivelare l’identità. La famiglia, infatti, è in possesso soltanto del secondo verbale, quello del Regina Coeli, ma non ha potuto prendere visione del primo. Il suo contenuto è stato riferito alla famiglia presumibilmente da personale sanitario o dell’amministrazione penitenziaria interno all’ospedale.